Perché “Sulla mia pelle” non è un film di sinistra

Fermi.

Sulla Mia Pelle mi tormentava ancor prima di visionarlo, e finalmente ieri sera ho soddisfatto quello strano bisogno che mi ricordava l’hype per tanti altri film.

Fermi, perché questo non è il film che ti fa gridare “sbivvi di mevda”, “kontro lo Stato non è reatoh”, “ACAB” o “meglio movto che sbivvo gnegne w laddroga”. No, deficienti e cretini che siete, imbecilli. Inetti. Anche voi che fate di questi slogan la vostra lottacontroilsistema.

Questo è un film sul dolore e lo senti nelle ultime sequenze, quando Marco non risponde. Il crescendo, la discesa in picchiata della serotonina, della speranza – inversamente proporzionali alla tumefazione del volto di Stefano Cucchi che invece aumenta, peggiora – fanno da colonna sonora visiva all’inferno dentro il quale ti ritrovi dopo i primi dieci minuti dell’opera. Descrivere tutto ciò è difficile, perché i tuoi occhi ancora parlano e non traducono parole. Solo disfunzioni.

Ho ammirato Alessandro Borghi in Non essere cattivoSuburra (il film e la serie) e Napoli Velata. Tu dirai che ogni bravo attore deve calarsi nella parte e trasformarsi, in quella metamorfosi che il cinema impone e insegna. Questa volta, no. Ha fatto di più. L’ho visto cambiare voce, cambiare sorriso e diventare qualcun altro. Non interpretare, diventare. L’ho visto soffrire e morire, letteralmente. In silenzio, tranne negli ultimi minuti.

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Nessuna scena di violenza, perché quando viene rinchiuso in quella stanza dai Carabinieri tu non vedi nulla. Lo vedi dopo, senza percosse, ma con i segni. Jasmine Trinca ti fa conoscere la severità di una sorella maggiore, preoccupata ma stanca di quel fratello che ne combina sempre una: “Sono stanca delle sue cazzate”. La guardi negli occhi e le credi.

Anche quando osserva il cadavere di Stefano, con quella mano poggiata sul vetro. Da quel momento Stefano è diventato fratello, amico, vicino di cella, nemico, vittima e colpa di tutti.

«Abbracciami, papà», dice quel ragazzo, livido e già morente, a un Max Tortora che lo vede per l’ultima volta. Sì, è il disegno dello strazio e della fine.

Ora guardalo, prima di parlare e dire che è un film di sinistra. No, il dolore non è di sinistra. Capiscilo e accettalo. Le forze dell’ordine non vengono demonizzate, devi abituarti a pensarlo, devi finirla di non pensare prima di esprimerti.

Viene demonizzata l’arroganza, viene condannato l’abuso, ma non te lo fanno vedere: lo devi capire. Se hai intelligenza calcola il numero della Bestia. Apprenderai da solo che se tutti possiamo essere Stefano Cucchi, allora tutti possiamo essere anche la Bestia.

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