“Appare ogni notte, ho scelto di dipingerla”

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Una donna dagli occhi chiusi e le labbra rosso sangue sta lì e, di notte, non l’abbandona finché sole non sorge per fendere gli ultimi oblii delle tenebre. Non si può immortalare una visione, specie quando questa fa il suo ingresso quando ancora la mente è rapita dal corso naturale dei sogni.

Sta lì, immobile. Sarà per sempre, perché Carlotta Condemi ha deciso di renderla eterna e imprigionarla su tela, per proteggerla. «Ha iniziato lei» mi dice, «ha iniziato lei a proteggermi». Era un letto d’ospedale ed era dolore. Un male annichiliva le forze e soverchiava di notte, perché il silenzio può penetrare la speranza e farsi fortezza, dopo un duro patto di non belligeranza tra dolore, paura e desiderio di risorgere. Un rantolo che palpitava e scandiva le ore faceva da musica, come un pianoforte sordo che nessuno, da quella corsia, poteva udire. Mani che immaginavano libertà e luce. Gli occhi, stanchi ma vittoriosi, osservavano le pareti e quasi scrivevano un commiato. Era finita e presto sarebbe uscita di lì.

Carlotta aveva vinto su quel male spaventoso e attendeva che il corpo rimarginasse ogni ferita, ogni paura. Poi aveva chiuso gli occhi e la donna era apparsa. Gli occhi chiusi, le labbra rosso sangue e una luce fioca. Quella della speranza.

“Carlotta, sveglia!”
Mi alzo dal letto.
Per abbracciarti nel tratto della mia matita.

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Ogni notte lei arrivava ed era silente. Dopo l’operazione Carlotta tornava a casa e cominciava a disegnare. Lei. Un’ispirazione che mai sfocava, perché ogni notte faceva ritorno e si metteva in posa. Dipingerla, ecco. Allora si afferra la matita e si tracciano i suoi contorni. Tele che sono diapositive. Una musa nera e rossa, ma lucente. Quadro dopo quadro, quella donna vive ancora. La incoraggia e Carlotta sì, risorge. «È mia nonna» dice, «stroncata da una malattia tremenda, mi dice di non demordere. È qui per me, ogni notte». Una notte nera, ma nella quale si palesa l’anima di una donna strappata al mondo da un male terribile. Si manifesta e la protegge. Carlotta le rende omaggio e la protegge a sua volta, donando al mondo il suo volto.

Un’anima, nel nero della notte, arriva.

Nero d’anima.
Nero come le molte notti insonni in cui son stata ad aspettarti. Invano.
Bianca, come la tua pelle che si confondeva con la carta dei miei disegni.
E rosso.
Rosso di quell’unico vezzo che ti concedevi.
Il rossetto.

In questo articolo pubblicato dal Tirreno del 21 Luglio 2016 ha detto:

La considero un segno di speranza, una molla per andare avanti e inseguire una passione che faceva parte del mio vissuto. Da ragazzina era diverso, dipingevo le mani di mia nonna che soffriva di artride reumatoide: sognavo di donarle mani nuove.

Nero d’anima è una finestra sull’arte di Carlotta. Per osservare da vicino quella donna che scruta la notte.

Ad occhi chiusi.

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