Affascinanti escursioni sonore

Conosciamo gli Entity, gruppo progressive-rock di Cagliari

(Da L’Arborense n.19 del 31.05.2015, pag.19)

La band
è una dimostrazione
del fatto che l’Italia,
per la musica progressiva,
non è mai morta e, con
coraggio, va oltre la mentalità
del genere di nicchia

Foto di Agostino Mela
Foto di Agostino Mela

Avevamo ancora qualcosa da dire, ecco. È stato Gigi (Longu, ndr), durante un capodanno, a sottopormi alcune tematiche che in un disco avrebbero potuto funzionare. Mauro Mulas (nella foto) racconta con fierezza la rinascita degli Entity, storica formazione squisitamente progressive rock nata a Bolotana (NU) nel 1994. Dopo una pausa dall’album Entità doppia del 2002, nel 2013 hanno pubblicato Il falso centro con l’etichetta Lizard. Un concept album nel pieno della tradizione del rock progressivo, fatto di sette tracce intense ma che in realtà non sono eterogenee, bensì si può parlare di un unico brano sviluppato attraverso sette punti coerentemente collegati fra loro. Un uomo si scruta dall’esterno e nota le sue sfumature, i suoi disagi e le sue mancanze: è il momento di mettersi in discussione e affrontarsi, riedificarsi. Non è un caso se l’opera si apre con la strumentale Davanti allo specchio, perché la coscienza deve manifestarsi e lasciarsi afferrare. L’eccellenza delle composizioni e dei virtuosismi tastieristici di Mauro, degli straordinari riff di batteria di Marco Panzino; la morbidezza e l’estrema precisione nelle chitarre di Marcello Mulas, il tocco elegante e attento del basso di Gigi Longu, la voce formidabile e curata, interpretativa e calda di Sergio Calafiura e per finire, non di minore importanza, la maestria poetica e colta dei testi di Yuri Deriu. Quasi un crescendo di intensità e oro, diamante e argento, frutto di una collaborazione tra musicisti votati alla perfezione e mossi da una passione incontrollabile. Dichiarate e spontanee sono le influenze dei mostri sacri del progressive rock: Emerson Lake & Palmer (in particolare l’opera monumentale Pictures at an exhibition), Mike Oldfield (per l’indimenticabile Tubular bells), King Crimson, e gli Yes per il sound, una strizzata d’occhio ai Rush e ai più moderni Dream Theater per il resto. Un’escursione sonora anche attraverso gli italiani Banco del Mutuo Soccorso. Siamo comunque rimasti fedeli alla musica progressiva degli anni ’70, dichiara Mauro, fermo e composto. Un lavoro dettato dalla nostalgia e dalla voglia di ricominciare, non è un caso dunque la collaborazione con Yuri Deriu. Mauro e Yuri hanno lavorato insieme sin dalla giovane età ed era propedeutico riprendere il progetto Entity con le stesse mani di una volta. È stato naturale, confessa Mauro, il progetto Entity è nato così e deve proseguire con la stessa attitudine e la stessa partecipazione. La band ha poi pensato in grande: all’interno del disco è presente una mini-sceneggiatura in formado pdf, nientemeno che la chiave di lettura del disco. Il progressive rock italiano non invidia nessuno. Siamo forti e beati in nomi come Premiata Forneria Manconi, i già citati Banco del Mutuo Soccorso, Biglietto per l’Inferno, Area, New Trolls, Le Orme, Rovescio della Medaglia e Goblin, che personalmente adoro. Gli Entity ci dimostrano che l’Italia, per la musica progressiva, non è mai morta. Volevano proporci nel mercato internazionale con testi in inglese ma ci siamo rifiutati, precisa Mauro, il progressive italiano rimane in italiano, e noi scriveremo sempre in italiano. La band va oltre la mentalità del genere di nicchia, perché il pubblico è libero di scegliere tra gli stadi riempiti da un artista mainstream – ma non per forza di qualità – e i club intimi e gravidi di un pubblico selezionante, deciso e motivato. C’è un ascolto diverso perché si parla di complessità. L’orecchio gode perché fa parte dell’umano e dei sensi, sta al gusto personale scegliere il labirinto da percorrere per raggiungere la gioia del suono. Lo si può constatare ascoltando Ant, la quinta traccia dell’opera nonché il tema di partenza che poi è stato sviluppato per tutto il disco. Il gran finale si registra con La notte oscura dell’anima, unico testo curato da Mauro Mulas, mai sazio di creare e sperimentare. Ispirato a Sant’Agostino, il testo recupera ciò che è la confusione interiore di un uomo votato al cambiamento. Spaesato e apparentemente disarmato, l’uomo sente che un cambiamento è in atto, finalmente. Allora il futuro diventa un carro da condurre, una locomozione passiva, guidata dal nostro deambulare cosciente e conquistato.

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